I fitofagi del melograno: un approfondimento su afidi e aleurodidi

Introduzione

La crescente diffusione degli impianti di melograno può far pensare che data la rusticità dell’albero, la gestione di questo frutteto sia alquanto facile. Questo non è del tutto vero, infatti, rusticità non è sinonimo di “produce facilmente, non ha bisogno di irrigazione e concimazione e nessun trattamento fitosanitario,…”, per cui è un concetto che nasconde varie insidie; basti per esempio pensare alle pratiche dell’irrigazione e della concimazione della coltura che se non fatta adeguatamente provoca la formazione di balausti di piccola pezzatura, frutti spaccati, problemi in fase di fioritura ecc. Oltre le pratiche agronomiche però, notevoli problemi provengono anche dai fitofagi che sin dalle prime fasi del risveglio vegetativo creano problemi alla tenera vegetazione. Scopo di questo elaborato è quello di approfondire la conoscenza dei fitofagi appartenenti in questo caso all’ordine dei RHYNCHOTA ed in particolare afidi e aleurodidi che vivono a spese del melograno.

Aphis Punicae e Aphis Gossypii

Gli afidi che possono infestare il melograno sono Aphis gossypii Glover (afide delle Malvacee e delle Cucurbitacee) e A. punicae Passerini (afide del melograno) . Quest’ultimo risulterebbe essere una specie monofaga andando a colonizzare il melograno. In particolare si distinguono due stadi principali, il primo, cioè lo stadio giovanile è caratterizzato da una forma attera, cioè senza ali e di colore verde giallastro, mentre nello stadio adulto abbiamo la forma alata con capo e torace nerastri ed addome verde marcio. L’infestazione inizia in primavera in coincidenza con lo sviluppo dei nuovi germogli. Le colonie di afide del melograno hanno inizio dalle fondatrici nate dalle uova durevoli deposte nell’autunno precedente sui rametti, in prossimità delle gemme dormienti. Con l’innalzamento delle temperature, le colonie si accrescono rapidamente, invadendo tutta la nuova vegetazione. La massima densità numerica delle colonie è raggiunta nel periodo della fioritura (prima metà di maggio), in cui sono infestati gli organi teneri dell’albero, vale a dire germogli, i fiori e i frutticini in accrescimento. Con l’indurimento dei germogli e l’innalzamento delle temperature, gli afidi di questa specie restano sulla pianta anche durante il periodo estivo, grazie a piccole colonie non alate di piccole dimensioni, che trovano rifugio nei germogli di ricaccio e che sopravvivono all’estate riducendo la loro attività metabolica e riproduttiva. Con l’approssimarsi dell’autunno riprende l’attività precedentemente sospesa e l’afide del melograno si sposta nella pagina inferiore della foglia o sui frutti, quindi, le forme anfigoniche (ovvero la femmina senza ali ed il maschio alato) depongono nuovamente uova durevoli sui giovani rametti facendo così chiudere il ciclo annuale dell’afide.

Trattando ora i A. Gossypii innanzitutto partiamo col dire che questa specie è polifaga, cioè infesta più piante. Questa specie è facilmente confondibile con quella sopra descritta, infatti hanno un colore del dorso tendente al verdastro. Attacca principalmente nel periodo primaverile e le infestazioni si manifestano sugli organi più teneri.

Caratteristica che differenzia i due rincoti è che A. Gossypii una volta che le temperature aumentano compaiono le forme alate, le quali, non restano sul melograno, ma, migrano verso altre piante ospiti. Nel tardo autunno vengono deposte le uova durevoli nella corteccia, tra le gemme o foglie.

Aleurodidi

Gli Aleurodidi o “mosche bianche” sono insetti di piccola taglia (pochi millimetri), caratteristici per avere il corpo e le ali ricoperti da una polvere cerosa e biancastra (aleyron = farina); questa è prodotta da ghiandole ceripare addominali. La riproduzione è anfigonica ovvero sessuale, ma, a volte, può avvenire anche per partenogenesi; lo sviluppo è neometabolo. Le neanidi del primo stadio sono mobili; generalmente sono seguite da altri tre stadi in cui la neanide è fissa. Il quarto stadio è quello in cui sfarfalla l’adulto. Tra essi, sul melograno si segnala Bemisia tabaci, Dialeurodes citri (Ashmead) (mosca bianca degli agrumi) ed Aleurocanthus spiniferus (Quaintance) le ultime due entrambe specie di origine tropicale, rinvenute all’incirca un decennio fa negli agrumeti del Salento e più recentemente su melograno. Gli adulti si distinguono per avere il corpo ricoperto di cera polverulenta di colore bluastro. Le forme giovanili hanno forma ovale, colore nero e una fascia cerosa bianca visibile lungo il margine. Le popolazioni di aleurodidi si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie infestando in poco tempo la vegetazione.

Danni

L’apparato boccale di afidi e aleurodidi è di tipo pungente succhiante con rostro, costituito a sua volta da stiletti atti a pungere e succhiare linfa; quindi, avremo abbondante emissione di melata (secrezione zuccherina) da cui si sviluppano le “fumaggini”.
Su foglie e germogli abbiamo sintomi come:

  • Sottrazione di linfa;
  • Alterazioni cromatiche e decolorazione (ingiallimenti ecc);
  • Malformazioni, arricciamenti, galle;
  • Riduzione dell’attività fotosintetica dovuta alla patina di fumaggine;
  • Possibile trasmissione di virus e batteri;

Inoltre ricordiamo che le popolazioni tardo-estive imbrattano i frutti provocando nell’epicarpo (buccia) la formazione di ampie aree decolorate che deprezzano notevolmente il prodotto destinato al consumo fresco.

Curiosità

In clima mediterraneo le infestazioni più frequenti si osservano spesso negli impianti situati in vicinanza di agrumeti. La presenza di formiche nel nostro impianto può essere un campanello d’allarme. La melata, prodotta dagli afidi attira le api, le vespe e soprattutto le formiche. Con quest’ultime il rapporto con gli afidi diventa simbiotico: le formiche ospitano e proteggono gli afidi e le relative uova, questi in cambio “regalano” della melata per passare i periodi freddi. Quindi la lavorazione del terreno distruggendo i formicai può essere una strategia per limitare l’infestazione di afidi.

Conclusioni

Questi piccoli insetti, nonostante le dimensioni, possiamo affermare essere seriamente dannosi, quindi rimandiamo alla prossima lettura quali sono i mezzi di lotta biologici e quelli ammessi nella difesa integrata, analizzando quindi quali sono i microrganismi o gli insetti utili per affrontare questi fitofagi.

Dott. Agronomo Simone Donno

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2019-03-07T16:43:15+00:00

Riguardo l'autore:

Dott. Agronomo Simone Donno
Nato il 17/02/94 a Lecce. Libero professionista, diplomato all'istituto tecnico agrario "G. Presta" e successiva laurea conseguita all'università degli studi di Bari "Aldo Moro" facoltà di agraria. Sin da giovane ha conseguito corsi di formazione riguardo potatura dei frutteti, uso di DDS e nuove tecnologie di supporto in campo, certificazione di lingua inglese ed altri corsi inerenti al settore agricolo. Stage presso farmacie agricole e aziende operanti nel settore del verde pubblico e privato, abilitazione alla consulenza all’impiego dei prodotti fitosanitari, in fase di conseguimento il master in agricoltura biologica.
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